Commemorazione dei Martiri della Gera

Domenica, 27 Settembre 2026 in ricordo dei Martiri della Gera - discorso di Silvia Valisa

Memoria, libertà, responsabilità

Buongiorno a tutte e a tutti, alle autorità presenti, ai rappresentanti dell’ANPI, alle cittadine e ai cittadini di Luino. Oggi siamo qui per ricordare i Martiri della Gera e per restituire voce a una storia che appartiene a questo territorio. Una storia fatta di giovani persone che, in un periodo in cui la libertà era negata, hanno scelto di non arrendersi.

Conoscere la storia dei Martiri della Gera significa, prima di tutto, conoscere le persone che hanno vissuto questa terra prima di noi e le scelte che hanno compiuto. I giovanissimi partigiani, i quali arrivavano da Voldomino, Luino, Germignaga e Castelveccana, erano esuberanti e dediti alla causa della libertà. La loro base era la Gera, ma vi tornavano solo la sera per dormire, in quanto di giorno intraprendevano azioni di disturbo o di sabotaggio ai danni del regime. A capo del gruppo c’era Giacinto Lazzarini, il quale aveva reclutato all’inizio due o tre ragazzi, che poi sono aumentati nel tempo.

I giovani, impegnati in estenuanti fatiche e lunghe marce sulle montagne, si nutrivano perlopiù di pane, recapitato dalla famiglia Valmaggia, e di minestrone, donato loro da mamma Maria. Per questo qualche scorribanda era necessaria, ora dai Berranini di Voldomino, ora al Dopolavoro Ferroviario di Montegrino, per non dimenticare il pollaio di don Bardella. E’ la primavera del 1944 quando un gruppo di partigiani, guidati dal capitano Giacinto Lazzarini, si stabilisce alla Gera in seguito alla battaglia del san Martino.

Il gruppo viene accolto da una famiglia locale, i Garibaldi, che li ospita nella loro cascina. La banda Lazzarini, come viene chiamata, inizialmente composta da soli due o tre partigiani, si infoltisce sempre di più. Tra la primavera e l’autunno del 1944 il gruppo continua a rifugiarsi per la notte nella cascina Garibaldi mentre prosegue con azioni di disturbo e sabotaggio nella zona. Durante l’estate, il 10 Agosto 1944, mentre cercano di ottenere tessere annonarie falsificate dal podestà di Brissago Cesare Bonfiglio, un litigio culmina con la morte del podestà. I tre partigiani coinvolti riescono a fuggire, ma la morte del podestà attira attenzione indesiderata e da quel momento il destino della banda Lazzarini è segnato.

Qualche giorno dopo, i partigiani tendono un imboscata al capitano della Brigata Nera Carlo Bollini mentre sta rientrando a casa a Bedero Valcuvia. Il capitano viene fucilato, in tasca aveva un elenco delle persone coinvolte nelle attività partigiane. Il cerchio si stringe sempre di più attorno al gruppo, che agli inizi di ottobre trova il brigadiere Severino Gallo che si aggira nei pressi della Gera, il quale si reca subito a Voldomino al telefono più vicino e li tradisce, nonostante i partigiani lo avessero lasciato andare. Il brigadiere viene riacciuffato e fucilato, ma il gruppo è sempre più esposto al pericolo. Dopo che il capitano Lazzarini viene quasi ucciso durante un’imboscata tesa dalle Brigate Nere in settembre, egli viene convinto da Duilio Garibaldi e dalla moglie Maria che è necessario che il gruppo abbandoni la Gera. Le trincee della linea Cadorna sono però allagate, dunque decidono di provare a recarsi a S. Antonio.

Era la mattina del 7 ottobre 1944, e pioveva. Alla Gera i partigiani dormivano ancora, stretti l'uno all'altro per scaldarsi. Il capitano Lazzarini li stava svegliando uno a uno: quel giorno avrebbero lasciato la cascina, perché restare lì era ormai troppo pericoloso. Non ne ebbero il tempo. Alle sette e un quarto due bombe a mano esplosero sul tetto. Risalendo il versante nascosti dai boschi, i fascisti avevano già circondato l'edificio. Sfondarono le porte e trascinarono fuori le donne della famiglia, ancora in camicia da notte, minacciando di riservare loro la stessa sorte dei ribelli. Poco dopo, nel cortile, i primi quattro partigiani furono messi al muro. Chiesero un prete per non morire soli, ma non glielo concessero: vennero fucilati lì, senza alcun processo, sotto la pioggia battente. Gli altri prigionieri furono fatti scendere a piedi nudi e con le mani alzate per le vie di Voldomino. Dalle finestre socchiuse, la gente del paese guardava in silenzio, con il cuore in gola. Arrivati a Brissago, cinque di loro vennero condotti davanti al cimitero. Anch'essi chiesero un sacerdote, che questa volta arrivò. Si confessarono e ricevettero la comunione; prima dell'esecuzione, uno di loro affidò al parroco un ultimo messaggio: "Dica a quelli che ci stanno per fucilare che noi perdoniamo anche loro." La dolorosa marcia di quella giornata non era però ancora finita. La sera stessa, a Varese, davanti all'ippodromo delle Bettole, toccò agli ultimi tre. Erano scalzi, senza giubba e con i visi pallidi, pronti ad affrontare il buio.

La repressione fascista al tempo non si nascondeva, agiva alla luce e agli occhi di tutti. Le violenze che subivano gli oppositori del regime erano da esempio a tutti coloro che avrebbero pensato di ribellarsi. Ricordiamo la famiglia Garibaldi e tutte le persone che aprirono le loro porte all’aiuto di chi, il fascismo lo avrebbe voluto eliminare. Ricordiamo che la libertà non è gratuita ma è stata pagata con il coraggio e con le vite di tutti i partigiani e le coraggiose componenti di aiuto nei confronti di chi la libertà voleva averla.

Noi siamo i ragazzi e le ragazze del Clan Fuoco Veliero II del gruppo scout di Luino e quest’anno abbiamo scelto di confrontarci con il tema dell’antifascismo. Lo abbiamo fatto cercando di andare oltre la conoscenza dei fatti storici: abbiamo incontrato persone, ascoltato testimonianze, approfondito la storia della Resistenza nelle nostre zone e ci siamo interrogati su cosa significhi oggi difendere la libertà e la democrazia. Abbiamo capito che la memoria non riguarda soltanto ciò che è accaduto allora, ma anche il modo in cui noi scegliamo di vivere il presente e di costruire il futuro.

Quello che è successo alla Gera non può essere soltanto una pagina della storia del nostro territorio. Ricordare significa dare ancora oggi un valore a quelle vite, alle loro scelte e al loro coraggio. Per questo vogliamo ringraziare l’ANPI, le autorità, le associazioni e tutte le persone che continuano a mantenere viva questa memoria. Ringraziamo anche tutte le persone presenti oggi perché partecipare a una commemorazione significa scegliere di non lasciare che queste storie vengano dimenticate. La memoria però non riguarda soltanto ciò che è stato ma è anche una responsabilità verso ciò che sarà. La libertà, la dignità, il rispetto e la possibilità di vivere senza paura non sono valori da dare per scontati: vanno riconosciuti, difesi e trasmessi alle generazioni che verranno.

Ai Martiri della Gera va dunque il nostro ultimo commosso ricordo, che i loro nomi e la loro storia continuino a vivere nella memoria di questa comunità e che ciò che è accaduto qui continui a ricordarci il valore della libertà e la responsabilità che abbiamo nel custodirla. A loro e a tutte le persone che hanno perso la vita per la libertà, il nostro più sentito omaggio.

Clan Fuoco Veliero II – Gruppo scout di Luino

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